della stessa materia dei sogni

mercoledì, 27 maggio 2009

Parole per la terra al Napoli Teatro Festival Italia


di Carlo Presotto

Seconda puntata, dopo la fortunata edizione di "Viaggio Naufragio e Nozze di Ferdinando Principe di Napoli", presentato alla prima edizione del NTFI lo scorso giugno.
La scommessa di creare un territorio comune di operatività per La Piccionaia, Ca’ Luogo d'arte, Viva Opera Circus, Teatro del Piccione, I Teatrini, Fondazione TRG Teatro Ragazzi e Giovani, Accademia Perduta ed Accettella ha indicato una direzione di lavoro possibile.
Quest'anno il direttore del festival Renato Quaglia ha rilanciato la proposta chiedendomi, in combutta con Vittorio Bo del festival della Scienza di Genova, di affrontare il tema della visione del futuro.
Il progetto è esploso come un’ assonometria in sei percorsi paralleli, guidati da altrettanti artisti i quali hanno scelto una domanda sul futuro cui dare una forma poetica. I nuclei artistici hanno lavorato alla propria domanda facendo riferimento a importanti scienziati.
Maurizio Bercini e Ca’ Luogo d'Arte apriranno e chiuderanno le porte del Convitto Nazionale di Piazza Dante, dove gli spettatori troveranno annidati i piccoli pezzi creati da Pietra Selva Nicolicchia con Viartisti Teatro, La Piccionaia con Babilonia Teatri, Dancing Brick, Antonio Calone e Nicola Laieta, Lucia Zotti con Kismet Teatro Opera.
I corrispondenti scientifici sono ...Luca Mercalli, Umberto Veronesi, Telmo Piovani., Paul Roberts, Charles Landry,

La fotografia in tempo reale di 6 momenti artistici, diversi dei quali procederanno per composizioni o sviluppi autonomi successivi.
Una nuova occasione di stare insieme per conoscersi e lavorare gomito a gomito, tra diverse generazioni e diverse poetiche.
Creando un "caso" che, se questa volta non potrà permettere il raddoppiare degli spettatori previsti, come nella scorsa edizione, rimescoli le carte, i pensieri ed i sentimenti.
Non passi inosservato il rapporto che la composizione del progetto dichiara con le esperienze di Premio Scenario e con i preziosi commenti degli Eolo Awards.
Parole per la terra sarà in replica in alcune città italiane secondo un calendario in definizione.

Carlo Presotto

scritto da: cpresotto alle ore maggio 27, 2009 22:34 | link | commenti (1)
categorie: arte, teatro, animazione, ragazzi, poetica, teatrale
sabato, 14 febbraio 2009

Recensione dello spetatcolo del Trio Adriatica

 

da il giornale della musica

http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=2679

 

Dalla danza alla festa

Trio Adriatica


organizzatore
Ex Fornace Carotta



Un trio che dai Calicanto si spinge verso la sala da ballo

Per qualcuno i musicisti si dividono in "quelli che non sanno suonare 'Speranze perdute' e... quelli bravi". Il nuovo spettacolo del Trio Adriatica non mette al centro tanto la perizia tecnica, che pure aiuta, quanto la voglia di ridisegnare il contesto di una vecchia sala da ballo, dove ridare vita una selezione delle migliori danze raccolte o scritte in seno all'Atelier Calicanto nei suoi venticinque anni di attività e oggi portate inscena insieme a dodici danzatori di Festa Continua. Battezzato a Padova nello spazio accogliente della Fornace Carotta, il concerto mostra un consolidato rapporto con i registi Titino Carrara e Carlo Presotto, intelligenti scultori di uno spettacolo che diventa narrazione dei dieci anni del trio. Spavaldamente in scena con cappello, occhiali neri e vestiti di qualche decennio fa, i fratelli Tombesi e Francesco Ganassin giocano a rubarsi la scena ne "La Trappola del Diavolo", il locale impreziosito dall' "arte povera", ormai filo conduttore dell'estetica di Roberto Tombesi. E ci raccontano, attraverso scotis, gajarde, saltini, mazurche, polesane, furlane, di una storia cominciata dieci anni fa, quando i Calicanto furono chiamati all'ultimo momento a sostituire un altro gruppo ad Itinerari Folk di Trento e riuscirono a rispondere all'appello in tre. Il concerto è allora un occasione per ricordare il primo clarinettista del trio, Nicola Marsilio, da poco scomparso e Riccardo Sandini, compianto violinista di Calicanto, presente con una composizione sempre "calda" quale "Piova a Pirano". Ottimo il lavoro coreutico di Festa Continua, con Gianni Esposito che sa introdurre passi che sanno di taranta quando meno te lo aspetti e che, forte del laboratorio pomeridiano sul ballo, chiama tutti i presenti ad un coinvogente e danzante finale collettivo.

Alessio Surian


scritto da: cpresotto alle ore febbraio 14, 2009 09:24 | link | commenti
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domenica, 04 gennaio 2009

Approdo sull’isola di sé stessi: viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli

 
 
 
 
 
 
 
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Oltrecultura: Recensioni Prosa
Autore: Imma Colella   
lunedì 30 giugno 2008 00:00

Solidità e leggerezza, realtà e fantasia, terra e aria, uomini e spiriti: innumerevoli i binomi e le dicotomie degli elementi scenici, dei riferimenti storici e ideologici, le caratterizzazioni dei personaggi che si intrecciano e si allontanano per poi rincontrarsi e confrontarsi sulla scena di Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli, diretto da Carlo Presotto e rappresentato nella suggestiva location del Real Albergo dei Poveri a Napoli, fra gli spettacoli presentati in occasione del Teatro Festival Italia.

È Ariele, lo spirito di cui la critica shakespeariana ancora s’affanna a riconoscere il sesso, ad accogliere gli spettatori e a trascinarli in una realtà sospesa a mezz’aria, fra verità e sogno. Presotto risolve il dilemma dell’ambigua figura con un espediente brillante, Ariel è entrambi, maschio e femmina, lo è nell’ingenuità e nella purezza dei bambini, degli angeli che non hanno sesso, che tergono il canale ottico dalla fuliggine dell’indifferenza, alleggerendo il peso di tutte le sovrastrutture del mondo adulto, spostando dolcemente quel grave carico dalle spalle, adagiandolo all’ingresso del corridoio pavimentato per invitarci ad “uscire”, dal palazzo, da noi stessi, dal nostro guscio verso una scena esterna, costruita sulla terra nuda, fra le mura incomplete e malinconiche del cortile senza tetto, sotto il nitido cielo di Napoli e la scia sonora di quelli che Calibano chiamava “uccelli di ferro”.

Uno spettacolo per bambini, no di certo, Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli è uno spettacolo di bambini, attori puri nella loro essenza umana che cercano di accedere alle stanze puerili dello spettatore, svegliandone la capacità di guardare al mondo con ideali ancora sani, non ancora scalfiti dalle logiche di potere e conquista. Logiche di cui sono altri a muovere i fili di un carro con marionette e burattini. Lo stesso carro in cui paradossalmente i “potenti” de “La Tempesta”, il re di Napoli e il Duca usurpatore di Milano, sono ridotti a pupazzi.

Pungente ed ironico quanto basta per sorprendere e destare un moto di ammirazione, il discorso di Gonzalo, un personaggio minore, espresso dalla voce di un bambino, proprio come un’assurda e irrealizzabile fantasia: e se io fossi il re sapete cosa farei?? Nel mio stato governerei eseguendo tutto contrariamente agli usi … la natura dev'essere ad offrire spontaneamente abbondanza di messi di ogni genere con cui nutrire il mio popolo innocente.

L’Utopia di Thomas More nelle parole di Gonzalo per scelta di Shakespeare, e in quelle di un bambino per scelta di Presotto, al cui cospetto cade ogni pretesa di regalità e prevaricazione, rivestendo i panni del vero sovrano illuminato e indiscusso dell’opera, in contrasto con Prospero, che da usurpato diventa usurpatore spodestando Calibano, altra affascinante creatura dello spettacolo, a cui sarebbe stato sufficiente il suo sapere per vivere il suo mondo.

 Presotto va ben oltre l’evidente riferimento al colonialismo inglese, lingua, cultura, etica personale, gerarchie, binomio padrone-servo: cosa sono queste se non la più subdola violenza che si possa usare all’Altro, al suo essere naturale, libero, libero dalla pudica morale imposta dalle religioni o da costruiti usi e consuetudini del proprio essere sociale. Quando lingua, cultura, religione smettono di essere uno scambio ou pair, diventando strumento di prevaricazione, perdono il loro valore intrinseco e guastano l’uomo, ne guastano la parte più squisitamente terrena, accattivandola e incattivendola.

Lo spettacolo lascia infiniti spunti di riflessione, e ciò avviene nel più semplice di codici linguistici, quello dei bambini, quello delle immagini, dello stupore, di un clima da favola in cui gli ambienti scenici di Mauro Zocchetta e Marcello Chiarenza avvolgono lo spettatore. Le musiche di Michele Moi ammaliano e trasportano nei luoghi della rappresentazione.

Uno spettacolo per i grandi, quelli che siedono sulle poltrone più alte, quelli che credono invincibile il loro potere, potere che per un caso fortuito potrebbe trovarsi in balia di una tempesta.

Imma Colella


scritto da: cpresotto alle ore gennaio 04, 2009 18:08 | link | commenti (1)
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mercoledì, 05 novembre 2008

facebook

In questo momento uso molto facebook.
è molto rapido per tenere in relazione diverse persone con cui lavoro a stretto contatto.

trascurerò per un poco il blog di splinder, che rimane comunque un bell'archivio di idee e progetti degli ultimi anni.

a presto
CP

scritto da: cpresotto alle ore novembre 05, 2008 11:55 | link | commenti
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sabato, 13 settembre 2008

Progetti al ritorno dall'estate

Cari amici,
cominciamo un inventario dei progetti in corso.

18 settembre asiago serata in ricordo del maestro Mario Rigoni Stern, con cui scrivemmo il testo teatrale "Le Stagioni di Giacomo" alle 21 CGIL

20 settembre prova a tavolino de "I quattro libri di Andrea" sulla avventura urbana di Andrea palladio, in occasione della inaugurazione della mostra Palladio 500. presso archidue studio a Vicenza

Fervono le prove della fiaba musicale "Pinocchio" in scena dal 22 novembre al teatro comunale di Vicenza

Si sta per aprire l'attività della scuola di teatro ossidiana di Vicenza, provini il 4 ottobre

laboratorio sulla composizione dell'haiku attraverso tecniche del corpo vicino a Bassano del grappa (Cassola) dal 25 settembre

Laboratorio di drammaturgia a Mira, con una serie di quattro seminari per attori e drammaturghi su "Il pugile la bambina il canguro " di Gianantonio Stella a fine ottobre (info teatro villa dei leoni),
subito dopo l'inaugurazione della splendida ristrutturata Villa dei leoni, con Marco Paolini ed una tavola rotonda sul teatro di domani.

Grande tournee di Favole al telefono, che mi vedrà in giro per l'Italia con Paola Rossi fino a metà maggio con più di cento date.

Più i progetti in elaborazione per maggio e per giugno/luglio.

Se avete delle proposte ne riparliamo a settembre (2009)

Mica male!

scritto da: cpresotto alle ore settembre 13, 2008 10:52 | link | commenti (1)
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domenica, 10 agosto 2008

Ensemble MarâghÎ

maraghi2 piccolo colorPercorsi tra musica e poesia di tradizione sufi


apre il festival del mediterraneo di Perugia il concerto della nuova formazione dell'ensemble guidato da Giovanni  De Zorzi.  http://www.myspace.com/festivaldelmediterraneo

Una splendida serata con un folto pubblico  magnetizzato dai suoni ipnotici delle musiche cerimoniali della tradizione mevlevi. http://www.myspace.com/maraghi

Per me, come nelle altre occasioni ho partecipato a concerti di questo tipo, un particolare tipo di emozione, che tra l'altro ha proprio un nome Hal.

Ciao

C.


Francesco Clera, tamburo a cornice bendir; tamburo a calice zarb;

Giovanni De Zorzi, flauto ney, voce, direzione musicale;

Carlo Presotto, voce recitante;

Ra’na Shieh, viella ad arco kamançe;

Giovanni Tufano, liuto a manico corto ‘ud


‘Abd ul-Qâdir Marâghî (Marâgh, attuale Azerbaijân, ? – Herât, attuale Afghanistân, 1435) fu allo stesso tempo musicista, compositore e musicologo. Come tutti gli artisti e gli intellettuali del suo tempo egli fu un cosmopolita: nacque in Azerbaijân, visse in Irak, fu attivo alle corti di Tabriz, Costantinopoli, Samarcanda e lasciò questo mondo ad Herat, esercitando ovunque un’influenza fondamentale per le tradizioni musicali della vasta area nella quale visse, così che ancor oggi egli viene considerato (e conteso) come uno dei fondatori delle rispettive teorie musicali da arabi, turchi, azeri, iraniani, uzbeki, tajiki e afghani. Al di là delle dispute nazionalistiche, Marâghî rimane fondamentale ancor oggi per le sue originali composizioni, per la notazione sperimentale adottata per trascriverle e per l’analisi musicologica che egli stesso ne fa nel suo Jâmî’ al-alhân (“Raccolta di melodie”) oltre che per la sua opera di organologo: da tipico musicista sulla “Via della Seta” egli descrive allo stesso modo la cetra su tavola a ponticelli mobili jatghan dell’area sud siberiana e la ghironda europea.


Alla sua figura emblematica si ispira l’Ensemble Marâghî, composto da strumenti provenienti da un’unica area originaria suddivisa in seguito nelle tradizioni musicali delle moderne nazioni. L’intento è quello di proporre composizioni nate tra la corte e i centri sufi di Costantinopoli in epoca ottomana, suonando gli strumenti impiegati all’epoca e cercando di ritrovare un “gusto” caratteristico, decisamente pre-turco.

Al di là della filologia musicale, l’Ensemble Marâghî propone un percorso tra musica e poesia di tradizione sufi. Il punto di partenza del viaggio sono gli strumenti musicali stessi, investiti come sono del pensiero e dell’azione sufi. Nell’opera del poeta di lingua persiana Mevlâna Jalâl ud-Dîn Rûmî (altro gran viaggiatore: nacque a Balkh nel 1207, lasciò questo mondo a Konya nel 1273) sono proprio gli strumenti musicali, primo fra tutti il flauto di canna ney, che divengono simboli dell’essere umano: così come gli strumenti furono tagliati e separati dal loro elemento originario, così l’uomo è stato separato dallo stato di “Unione” che gustava nella Preeternità e, caduto in questo basso mondo (dünya), vaga in preda alla “Separazione”. Il suono degli strumenti come il ney, la viella rabâb, il liuto ‘ud, esprimono in Rûmî una nostalgia metafisica che viene espressa in rime e ritmi (zarbî) davvero musicali. Una simile nostalgia diverrà il tratto caratteristico dell’estetica musicale persiana, ottomano-turca e centroasiatica. In Occidente, essa fu elegantemente descritta dal filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976): “La nostalgia è il dolore che provoca la prossimità del lontano”.

Da un punto di vista storico, va notato come dal seme di Mevlâna Rûmî fiorì la confraternita sufi detta, in suo onore, mevlevîye, meglio nota in Occidente come “dervisci rotanti”. L’Ensemble Marâghî suona perlopiù composizioni tratte dalle cerimonie dei dervisci rotanti.


scritto da: cpresotto alle ore agosto 10, 2008 18:58 | link | commenti
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lunedì, 30 giugno 2008

Dal blog di elephapis cui ho fatto perdere la finale degli europei.

Scusa elephapis, ma grazie per l'espressione così napoletana "mangiarsi un emozione". non di solo pane....
Ciao

Carlo

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30 giugno

viaggio naufragio e nozze di ferdinando re di napoli

ci sono riuscito, ci sono andato...ima replica dell'ultimo giorno...contemporaneamente alla finale degli europei...avrei impiegato troppo tempo a raccontare tutto, mi limito a riportare una recensione che racconta appieno quanto ho visto...Teatro.
 
...m'aggio mangiata n'emozione.
 
 
Nella suggestiva cornice del Real Albergo dei Poveri, recentemente restaurato, è andata in scena, in prima assoluta per il Napoli Teatro Festival Italia, lo spettacolo Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli, riscrittura di Carlo Presotto e della sua compagnia de La Tempesta di William Shakespeare. Rappresentata per la prima volta presso la corte inglese di Giacomo I Stuart nell’estate del 1611 in occasione del fidanzamento della figlia del re, Elisabetta, e di Federico V, elettore palatino del Reno, La Tempesta è l’ultima opera interamente dovuta a Shakespeare e parte della critica l’ha considerata il uso testamento umano e teatrale. Si tratta di un testo estremamente complesso, che è stato portato in scena in tutte le epoche storiche dal Seicento ad oggi, con mille varianti ed altrettante riscritture.

Per l’occasione il Real Albergo dei Poveri diventa un’isola piena di suoni strani, di spiriti che volteggiano, di favole che vengono raccontate e di tempeste che si materializzano improvvisamente. Il pubblico napoletano è accorso ad assistere alle nozze di Ferdinando, principe di Napoli, ed è accolto in un lungo e poco illuminato corridoio che procede parallelo alla facciata dello storico palazzo che ospita la rappresentazione. Due spiriti – in realtà si tratta di un Ariel sdoppiato in un maschio ed un femmina – dirigono il pubblico e lo attraversano. Ad un’estremità si vede Prospero che legge, all’altra un altro Prospero addormentato, in un angolo un mantello sospeso nell’aria. C’era di magia, di sortilegi, di incantesimi. Dopotutto quattro secoli fa Shakespeare faceva dono di questa rappresentazione ad un monarca come Giacomo I, che era un noto cultore di demonologia. I due Ariel prendono poi il mantello e lo mettono sulla spalle del padrone dell’isola, che si sveglia, attraversa la sala, si rivolge al pubblico invitandolo a seguirlo. Con questa scena rituale si entra nello spettacolo, si partecipa all’incantesimo, si attraversa un sogno. Si tratta di un incipit molto suggestivo che sembra suggerire uno spettacolo itinerante.

Alla fine del corridoio, che si articola in alcune curve, si sbuca finalmente sull’isola. Comincia il naufragio degli spettatori che sono invitati alle nozze del loro principe. Ma la storia è ancora lunga e piena di pericoli. Si calpesta l’erba di un cortile, gli spiriti continuano a volteggiare, una leggera musica cantilenante pervade l’atmosfera. Al centro di questo spazio si apre la scena: quattro alti pali di legno, accostati a formare un totem, si aprono stendendosi sulla terra e rivelando la figura di Prospero, vestito dello stesso blu del mare che racconta la tempesta da lui scatenata per far naufragare sulla sua isola il fratello, che lo aveva spodestato dal suo ducato di Milano, e il re di Napoli con la sua famiglia, che aveva appoggiato quel progetto criminale e fratricida. La scena è molto suggestiva perché il mantello di Prospero, che racconta la sua tragica storia, si sviluppa nelle onde del mare che avvolge con violenza la nave, metaforicamente rappresentata da un modellino che sovrasta nel vuoto la sua testa. Magia in azione.

La scena si sposta ancora. Si penetra sempre più nel cuore di tenebra dell’isola. Si procede, accompagnati dagli spiriti come da un mostruoso Caliban, verso l’antro in cui vive Prospero, il suo regno ridotto a dimensione familiare. Gli spettatori si accalcano per prendere posto sui seggiolini di un platea montata davanti alla nuova scena. Sembra di essere spettatori in un vecchio teatro greco all’aria aperta, partecipando ad un rito teatrale che procede con un sua coerenza e continuità. Ma sembra anche di assiste ad un dramma a tappe dell’espressionismo tedesco, un cui la scansione narrativa viene segmentata continuamente. La scena è particolarmente efficace: un cerchio tracciato nel terreno ad indicare la circolarità dell’isola e allo stesso tempo la proprietà di Prospero ed al centro il ponte di una nave, nella cui parte inferiore è scavato l’antro del mago.

Se la prima parte della messa in scena è particolarmente caratterizzata da una dimensione magica, la seconda restituisce una prospettiva più legata alla terra ed ai rapporti di potere. Da Ariel si passa a Caliban, schiavizzato da colui che ha preso possesso dell’isola. Dall’acqua della tempesta si passa alla terreno con cui si costruisce la scena ed al fuoco delle baracche dei burattinai che stanno per arrivare. Dai suoni meravigliosi dell’isola si passa ai disegni carichi di colore che Prospero produce su delle tele bianche per raccontare alla figlia Miranda la storia del suo spodestamento e della loro fuga in mare: la magia di Prospero è rossa, la figlia Miranda è blu, Antonio, fratello usurpatore, è nero, la tempesta è verde. Poi la giovane fanciulla, che appare vestita di bianco perché è la futura sposa, si addormenta per risvegliarsi insieme al bel Ferdinando. Si ammirano, si scrutano ed infine si promettono amore.

La parte più interessante della messa in scena arriva a questo punto, quando la sapiente e articolata regia scenica di Carlo Presotto, accompagnata dalla buona interpretazione dell’intera compagnia, mostra tutta la dimensione meta-teatrale dell’allestimento, portando al centro della scena due baracche di burattini per raccontare l’episodio relativo al naufragio del re di Napoli e di suo fratello, del duca di Milano e di Gonzalo, un vecchio ed onesto consigliere. Come indica il titolo della messa in scena, questa è la storia di Miranda e Ferdinando. È stata completamente tagliato la vicenda di Trinculo e Stefano, mentre i burattini che parlano in napoletano ed in milanese raccontano l’ennesimo tentativo di usurpare il potere da parte di un fratello. Ma questi burattini sono su un’isola in cui un banchetto imbandito delle più succulente leccornie è soltanto un illusione. La dimensione meta-teatrale, particolarmente analizzata dagli studi di Agostino Lombardo su quest’opera shakespeariana, trasforma Alonso, re di Napoli, in una burattinaia che muove un fantoccio, Gonzalo in un bambino capace di dire le più semplice verità sull’uomo, il potere, la giustizia, e mostra infine la scissione di Prospero in quattro individui.

La scena finale è costituita dal matrimonio tra i giovani principi. Ritorna la pace e l’armonia. Le baracche esplodono in fuochi d’artificio. Prospero rinuncia ai suoi poteri e decide di tornare a casa. Viaggio, naufragio e nozze completano il percorso di formazione del giovane eroe a cui è ricordato che “nessun uomo è un’isola”, nessuno è completo in sé, ma tutti devono relazionarsi agli altri ed al mondo, come su una scacchiera, che Ferdinando ha costruito per la sua sposa.

scritto da: cpresotto alle ore giugno 30, 2008 17:39 | link | commenti (1)
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Conversazioni con gli artisti - Fondazione premio napoli

 
 
 
 
 
 
sabato 21 giugno 2008
Viaggio, Naufragio e nozze di Ferdinando, Principe di Napoli
Carlo Presotto

Rilassata e allegra l’atmosfera della Conversazione di oggi. Come a volte può essere il teatro, anche quando si interroga su temi seri e filosofici. Teatro che non è solo un palco su cui gli attori raccontano una storia. Il teatro è la lingua dei popoli e le lingue non sono solo parole, ma gesti, movimenti, musica e immagini. Teatro multimediale perché rivolto ai ragazzi “nati col telecomando”, abituati a seguire più storie e più linguaggi contemporaneamente, che vivono in famiglie allargate o destrutturate; ma in fondo è solo una questione antropologica, “la nostra vita si è spostata dalla famiglia alla scuola o alle associazioni”, anche se qui a Napoli la famiglia continua a essere molto presente; ma è sempre un bene? “La famiglia è l’origine di ogni patologia” e Shakespeare ne sapeva qualcosa, ci fa riflettere Carlo Presotto (attore, regista e drammaturgo) che parte da The Tempest di Shakespeare per creare il suo spettacolo, Viaggio, Naufragio e nozze di Ferdinando, Principe di Napoli, o forse è più giusto dire il loro spettacolo, o meglio ancora, il loro progetto, nato dallo scambio e dalla mescolanza di idee e di modi per metterle in scena. Sono nove le compagnie che si sono riunite per questa “creazione collettiva” in cui hanno mescolato nove lingue/linguaggi diversi. E inevitabilmente, alla chiacchierata tra Presotto e l’attenta Sabina Ciuffini si sono aggiunti altri protagonisti dello spettacolo (tra loro un giovane attore di 12 anni) per descrivere il percorso attraverso cui ci accompagneranno con parole, danze, teleracconti, pittura, maschere e burattini nella storia di Re Ferdinando, di Miranda e del mago Prospero, mago dai tanti volti – uno dei quali sarà quello di Presotto che ha voluto mettersi in gioco completamente. Lavorare con i ragazzi è un continuo mettersi in gioco, ci spiega Presotto, “se lo spettacolo non funziona non te la mandano a dire, ma se funziona lo capisci dal silenzio dello stupore”. E i ragazzi di oggi sono esigenti: devi conoscerli se vuoi la loro attenzione, non puoi fingere. Tanta parte del loro mondo è la televisione che “provoca trans, ipnosi, piacevole ma rischiosa” e il ruolo dei teleracconti di Giacomo Verde è proprio quello di “smagare” questa dimensione svelando la macchina che sta dietro. Confronto tra generazioni, dunque, che è anche una continua ricerca di identità, che ci conduce alla scoperta del bambino che è dentro di noi. Un ruolo particolare quello di Presotto nel teatro, “agente della cultura, borderline che fa arte per aiutare le famiglie” come lo definisce Ciuffini con ammirazione. Perché lo spettacolo è divertente, leggero, ma ha anche una filosofia implicita di fondo: ridonare il piacere di vivere il proprio tempo, continuando quel discorso aperto da Presotto ne La necessità di un tempo inutile (progetto degli anni ’90 e libro) che valorizza “il tempo perso che ci serve a vivere pienamente il presente”. Cos’altro è il teatro se non “ farsi del momento presente ... il teatro non serve a niente ” dice Presotto citando Peter Brook. E “non salva nessuno”, aggiunge in un secondo momento, nel rispondere a un’insegnante del liceo Elsa Morante di Scampia che solleva il problema dei modelli e degli stereotipi a cui i ragazzi sono continuamente esposti; ma, continua Presotto, il teatro può coinvolgere, aprire nuovi orizzonti e dare modelli forti e carismatici, “che di solito lavorano gratis”. La generosità di questo teatro si rivela a conversazione finita quando, mentre aspettiamo Peppe Lanzetta, che non verrà per problemi di salute, vedo Presotto parlare con l’insegnante e immagino un nuovo progetto che coinvolgerà anche le aree più difficili della nostra bella Napoli, a cui nessuno resiste.

Luciana Grassi

scritto da: cpresotto alle ore giugno 30, 2008 17:33 | link | commenti
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ritorno da napoli

Miei cari,
vi copio incollo una SPLENDIDA recensione di una dei giovani partecipanti alla scuola di critica giornalistica del progetto Lettera 22.  http://www.2night.it/2night/nazionale/speciali/lettera22/index.php

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Piedi a martello,
forse non basta
un campanellino tra le dita,
nemmeno.
Com’è fatto un bambino?

Un calderone delle streghe della Disney da cui escono sorprese, stregoni, folletti, marionette e cartoni animati. Viaggio, naufragio e nozze di Ferdinando principe di Napoli per la direzione artistica di Carlo Presotto è una miscela vulcanica di immagini, di suoni e di colori che attraversano tutti o quasi gli stili di teatro e d’intrattenimento per l’infanzia dell’ultimo secolo. Ciò che sorprende (e un po’ rattrista) di questo progetto è la presenza ingombrante su tutte le tecniche e di narrazione della Walt Disney. Cambiano i nomi, qui è William Shakespeare che racconta in teoria, e quei due che ci accolgono nel nostro viaggio naufragio verso l’isola sono due Ariele, ma qualsiasi bambino e “adultino” non può che vedere Trilli e Peter Pan, le stesse movenze, lo stesso entusiasmo, lo stesso timbro di voce. Mentre annaspiamo nel mare, ci troviamo davanti la nave di Capitan Uncino, e una Ursula fatta uomo che ci dice che siamo naufraghi ma che non ci torcerà nemmeno un capello. E’ molto difficile immaginarsi Nettuno, anche con tutta la buona volontà.  La filmografia Disney ci accompagna per tutto lo spettacolo, addirittura i costumi e gli intermezzi musicali sembrano costruiti secondo La logica americana. Su tutti Calimano sembra uscito dallo schermo del cinema per fare quest’apparizione al Festival e poi tornare a Los Angeles. Nella fisicità, nella voce, addirittura nelle esclamazioni ha ricalcato molti archetipi dei cartoni animati, che ovviamente fanno ridere però non danno spunti diversi da quelli abituali. Ovviamente la scenografia sfugge a quest’ombra incombente grazie alla maestosità del Real Albergo De’Poveri che più concreto di così non può essere, che permette agli attori di guadagnare credibilità e fascino, quando alzano la terra, si sdraiano sui ciottoli, saltano sui rami, quando insomma agiscono seguendo il loro corpo e non quello di un disegno. Paradossalmente, ma neanche troppo in realtà, colui che sembra meno influenzato dai fumetti è proprio il bambino aiuta la signorasignorina raccontare il complotto della Tempesta con le marionette. Il gioco tra i codici è molto interessante, dà spessore a questa scena in balia del cinema. Anche in questo caso però, la narrazione è molto spiegata e poco interpretata, viene lasciato poco spazio all’individualità dello spettatore, alle sua fantasia e alle sue scelte di attenzione. Persino le trovate più interessanti, come il racconto per simboli fatto dal Prospero pittore, dopo un po’ scivolano nelle paludi televisive. Forse però lo spaesamento era programmato, una trappola per naufraghi fatta di disegni, voci e campanelli che comunque fanno ridere perché solleticano i nostri sensi mentre ci danzano intorno.  
Serenella Martufi (Lettera22)

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Splendida perchè nella sua purezza e nel suo spiazzamento sposta finalmente il discorso dall'empireo degli adetti ai lavori alla sporca realtà di chi parla con migliaia di spettatori tutti i giorni, e con loro insegue faticosamente l'utopia di un teatro necessario, come l'acqua e la luce.
Questo era lo spettacolo, questo voleva essere.
Forse oltre a Disney c'erano anche altri riferimenti, ruibati e metabolizzati dal grande Walt, ma Serenella avrà tempo di scoprirli lungo la sua strada, se avrà tempo da perdere. Ma che lo faccia o meno non è importante. Ha poeticamente colto la sostanza dello spettacolo: il naufragare, il perdersi, lo spaesarsi.
Ed ha reagito aggrappandosi ad un salvagente come Zeno Bercini, il dodicenne ariele che rivendica la "serietà" del proprio gioco.
Perchè quelle inconsistenti visioni si dissolveranno in una nuvoletta di fumo, come "i magnifici palazzi, le torri coronate di nuvole, e il grande globo stesso".


A questa recensione, per la quale ringrazio Serenella e le auguro di continuare così, a guardare attraverso i suoi occhi e non attraverso quelli delle "tendenze", aggiungo due incontri che completano ciò che lei ha scritto.

1) Al buffet dopo l'ultima replica vedo tre ragazzini con l'aria mariuola che stanno animatamente conversando con Claudio/Calibano e Zeno/Ariele. Avranno più o meno l'età di Zeno, scuole medie. Ci raccontano che loro dell'albergo dei poveri conoscono tutto, sopra e sotto terra. perchè lì loro ci abitano. Azzerdo la domanda: e lo spettacolo, che ne dite? bello, rispondono. Insisto: si ma ditemi una cosa che vi ha preso.
Per tutta risposta uno dei due estrae il telefonino e mi mostra lo sfondo, la foto di Claudio con la smorfia di Calibano. Shakespeare sfondo da cellulare.

2) Lunga chiacchierata con Maggie Rose, drammaturga e traduttrice inglese, che con grande cortesia, chiede di incontrarmi e con affetto mi chiede conto degli esiti del lavoro, di cui individua facilmente riferimenti critici alla grande tradizione degli studi shakespeariani stranieri, che come pare, sviluppano un discorso spesso distante dalla tradizione di allestimento di questo autore in Italia. Jan Kott e i fratelli Lamb, Leon Garfield e Frances Yates, ma anche la recente rilettura di diversa filmografia, da Brannagh a Greenway, indicano un percorso non facile che dal teatro va verso il pubblico, e che porta il pubblico a teatro. Lo stupore. Confesso che l'incontro con la professoressa Rose mi intimidiva non poco. Attendo con ansia la sua recensione in inglese. E chissà se lo spettacolo varcherà la manica?

Ciao

scritto da: cpresotto alle ore giugno 30, 2008 17:06 | link | commenti (1)
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sabato, 31 maggio 2008

Lezione spettacolo su Andrea Palladio

Giovedì 29 maggio 2008, presso la società Dante Alighieri di Vicenza, Carlo Presotto ha condotto una lezione spettacolo intitolata "I Quattro libri di Andrea Palladio".
Dopo una breve introduzione storica, che ha permesso di situare la figura di Andrea Palladio geograficamente e cronologicamente rispetto al pubblico dei presenti, Presotto ha animato con Paola Rossi e Matteo Balbo la lettura drammatizzata del testo "I 4 libri di Andrea" scritto insieme a Titino Carrara nel 2003 svluppando il materiale fornito da uno dei maggiori storici dell'architettura e palladianisti, Howard Burns.
Il testo, vincitore nel 2003 del premio ETI stregagatto, presenta la vicenda umana e artistica di Andrea Palladio attraverso i personaggi che lo hanno conosciuto, dagli umili lavoranti dei cantieri ai nobili committenti della città, utilizzando un sapiente mosaico di citazioni documentate rese vive dal gioco dei contrasti scenici tra i tre narratori, Alvise, capo mastro, Matio, conduttore di carri e Cate vivandiera, di fronte alla posa dell'ultima pietra della Basilica cittadina.
L'evento, a cui ha presenziato un'altro dei maggiori palladianisti viventi, il professor Franco Barbieri, è stato scelto per concludere l'anno accademico della società Dante Alighieri con un omaggio al cinquecentenario Palladiano, le cui celebrazioni si stanno svolgendo lungo il 2008.

scritto da: cpresotto alle ore maggio 31, 2008 18:17 | link | commenti
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blog personale di Carlo Presotto, autore teatrale e narratore

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Attore, ascoltatore, e narratore di storie. Eventi e spettacoli sono il mio mestiere ed il mio gioco. Viaggiare, guardare e ascoltare.

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